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Venerdì 13 aprile h. 20.30

Il gioco

Con Lele Tori

uscire dal noto.

ripartire dal corpo. risvegliarsi e raccontarsi con il corpo.

 

Lele Tori: Venuto da un piccolo paese delle alpi Ossolane a Milano e ora in cerca di lidi umidi nelle campagne del Po.

Barista dal corpo danzante. Danzatore che trasforma mobili gettati via. Cuoco a tendere. Padre e figlio. Figlio e padre.

Contenitore di immagini che non si possono parlare, quindi, danzatore di non detti.

La strada non la troverà forse mai. La sua, intanto, danza tra gli ostacoli e ne ride continuando a cercare un "altro modo".

 

Mi risveglio

Esco dal noto.

Riparto dal corpo.

Racconto con il corpo.

Rivelo un gesto nascosto pregno della mia biografia.

Cerco quella parola che è proprio quella

cerco un gesto che è proprio quello.

Null’ altro è l'artista, se non la sua biografia rivelata.

il coraggio di cercare quella parola, quel gesto,

proprio quello....

sublime segreto inviolato,

ora svelato.

 

 

Raffaele saltava fra le pozzanghere. In cielo, dalle nubi ancora cariche, apparve un timido arcobaleno che lui non poteva vedere perche gli stava dietro. La pioggia durava da troppo tempo nella valle ma da circa un'ora non cadeva più.

Gli anziani del villaggio, dopo tanto tempo, finalmente aprirono le imposte, dai portoni, si intravidero le loro pantofole di pezza e apparvero lentamente le loro mani lunghe e secche che poggiavano su bastoni di turgidi rami di faggio o di castagno.

Raffaele non si curava, né della pioggia né dei vecchi abitanti, lui seguiva le pozzanghere e se all'inizio faceva lunghi salti per schivarle, ora, mirava divertito, dritto al centro, l'acqua schizzava e faceva spiccare il volo alle raganelle. Di pozza in pozza arrivò lontano, fu l'arcobaleno a spingerlo nella grande città.

Nella grande città, Raffaele guardava le grandi case, i grattacieli, le grandi cattedrali, le automobili, i grandi magazzini, anche gli uomini e le donne gli sembravano grandi ma, come per magia, tutte le cose grandi, avvicinandole diventavano piccole e non se lo spiegava. Non si spiegava nemmeno perché la gente, guardandolo, sorrideva serenamente e lo accarezzava, come se fosse un cucciolo di cane. Raffaele, non era felice di questo, lui non era un cucciolo di cane, lui segretamente si sentiva un lupo; questo segreto l'aveva rivelato un giorno a suo nonno e suo nonno quel giorno pianse.

 

Un giorno vagando per la grande città, cercava pozzanghere da poter saltare perche le sue gambe non riuscivano a stare ferme, ma in città non c'erano pozzanghere e Raffaele si intristì. Si perse per i vicoli, entrò in una strada senza uscita dove c'era una casa antica e piena di specchi, lì scoprì perche la gente lo guardava in quel modo, fu al primo piano della casa. Un bambino grande, grande anche da vicino, gli chiese, curioso, dove avesse preso quel pezzo di arcobaleno che portava sulla spalla sinistra.

“Quale arcobaleno?”, rispose Raffaele cercando, preoccupato, di scuotersi di dosso qualcosa che non sapeva di avere.

“Ma come, non sai di avere un pezzo di arcobaleno sulla spalla? È una cosa bellissima e tu, non ti sei mai accorto?” gli disse il bambino grande anche da vicino.

Raffaele regalò un sorriso al bambino grande anche da vicino, poi fuggì via, più forte che poteva, saltava dentro le pozzanghere che non c'erano, faceva spiccare il volo alle raganelle che non c'erano e rideva, e il suo saltare si trasformò in una danza, alcuni cittadini danzarono con lui e la città si colorò di tutti i colori dell'arcobaleno.

Vito Schiraldi