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Venerdì 11 maggio h. 20.30

L’espressività

Con Salvatore Fiorini

La maschera che rivela. Costruisco il racconto, affermo la mia verità.

 

Salvatore Fiorini: Dopo un’esperienza come attore in argentina nel 1990 fonda il teatro pane e mate a Milano. Burattinaio tradizionale, attore dalle mille risorse e animatore, conduce anche laboratori di costruzione del burattino e del giocattolo nelle scuole con i bambini e le insegnanti.

 

Domenica pomeriggio. Ho una certa inquietudine. Decido una fuga dal quartiere a mia insaputa.

Mi dirigo verso sud, è un pomeriggio grigio ma, a poche centinaia di metri da Binasco, alcuni raggi di sole illuminano la strada. Tengo il finestrino abbassato e accendo una sigaretta. Con un gesto deciso, il mio dito indice, sopprime il programma radio, “tutto il calcio minuto per minuto” e decide, a mia insaputa, che la colonna sonora, d’ora in avanti, sarà composta da tarantelle e pizziche della mia amata Puglia. Strana coincidenza, aveva appena segnato Antonio Cassano, eroe barese del Dio Eupalla, penso, contento per il gol e orgoglioso della citazione di Giuàn Brera, mentre sono fermo ad un improbabile semaforo, di un incrocio vuoto. In Puglia sarei passato infischiandomene del rosso, qui in Lombardia sono sempre in agguato telecamere o impiegati comunali mandati a far cassa dove non ci sono rotonde.

Sempre a mia insaputa mi dirigo verso il Ticino. È bello sapere che succedono mille cose senza saperlo, ma, stranamente, in un momento di lucidità, ecco che so dove mi sto dirigendo. Faccio finta di non accorgermene, mi piace vivere quel leggero senso di incoscienza, mi riporta indietro di almeno vent’anni, forse di più. In realtà, io non ho mai provato l’ebbrezza di una vita spericolata, per cui facendo due calcoli veloci, quel tipo di inconsapevolezza l'ho vissuta forse a otto/nove anni.

Non riesco a far finta. Lo so. So dove mi sto dirigendo. Conosco anche il perché mi dirigo lì, e tutto ha una sua coerenza: la colonna sonora, i raggi di sole, persino Eupalla e il semaforo rosso.

È come se l’auto avesse un pilota automatico, inutile nasconderlo e, mi dico di più, forse lo sapevo anche prima di partire, dove sono diretto e me lo tenevo nascosto.

Sono quasi a Rosate e non riesco a rilassarmi e mi chiedo, perché le mie fughe devono prendere sempre la stessa piega? Finisco sempre a ragionare se sia lecito o meno, se sia giusto o no, se quella fuga non sia in realtà una fuga dalle responsabilità, infine, da me stesso

Mi distrae la vista di alcune prostitute dell’est; belle donne, alte, bionde; avranno il magnaccia o esercitano la professione liberamente? Qualche centinaio di metri più avanti scorgo due bellissime cicogne dai movimenti eleganti, e questi movimenti, mi fanno pensare ad un legame fra i due esseri, la cicogna e la prostituta. Potrebbe essere anche il titolo di una pièce teatrale, penso, e in quel pensiero, ecco che, a mia insaputa, rivelo a me stesso la ragione della fuga dalla città. E si, ora devo proprio rivelarlo al mondo, già, ma io sono solo, a chi lo svelo il segreto? Potrei fermarmi da quell’ortolano ambulante e dirglielo, eh si, buona idea ma a lui che gli frega dove sono diretto, magari si incazza pure.

Sono a Casorate Primo, devo ricordarmi di girare a destra alla rotonda. Bella sta strada! Ora manca poco. Mi accorgo di respirare col corpo, col cuore, coi sogni, lontano da quella gabbia di cemento e tristezza che è la città.

Giro a sinistra, supero un’arcata ed entro nel piccolo Borgo di Fallavecchia. Ecco, finalmente! Era qui che volevo venire. Qui ci vive e lavora Salvatore, il mio amico burattinaio. L’odore di letame fresco, i mattoni e le tegole rosse, la leggera brezza, la chiesetta color crema, la lapide dei caduti della resistenza, tutto mi rende sereno, come un bambino fra gli otto e i nove anni.

La traccia numero quattro del cd mi emoziona sempre, canto.

Comma dee fari pì amà 'sta donni? 
Di rose dee fare `nu bellu ciardini
 
`ntorni p'intorni lei ja nna murari
 
di prete preziosi e ori fini
 
a mezzo ce la cava `na brava funtani
 
e ja fà corri l'acqua sorgentivi
 
`ncoppa ce lu mette 'n'auciello a cantari
 
cantava e repusava: bella diceva
 
pì voi sò addivintato un aucello
 
pè farimi `nu sonno accanto a voi bella madonna.
 
Me l'ha fatto annammurà
 
La cammenatura e lu parlà
 
Si bella tu nun ci jve
 
Annammurà non me facive
 
Ah pi nciuè
 
`sta ncagnata che vuò da me?
 
Mammeta lu ssape e tu vuoi dice pure a te.

 

Scendo dall’auto e mantengo la radio accesa, la Tarantella del Gargano continua. Una strana ventata mi spinge dentro al cancello che si apre da solo appena appoggio la mano e si richiude dietro di me.

Un po’ spaventato mi guardo intorno, ma la paura scompare quando dal tendone da circo che ho di fronte, appare una donna con una larga gonna e una camicia di seta bianca, ha i capelli d’oro raccolti in due trecce, sorride.

Sto cercando Salvatore!” balbetto con un certo imbarazzo. “Ora sei con me, seguimi!” dice con voce calma e con gli occhi mi invita ad entrare. Si dirige verso una fessura semiaperta nel grosso telo, ogni tre passi si volta. Cammina leggera e sorride, attraversa il telone, allunga la mano e mi fa passare. Per passare chino un po’ la testa, quando alzo gli occhi ho davanti a me un bellissimo giardino, nel mezzo una fontana di pietra. Scolpita nella pietra l’immagine di due colombi in amore, e sotto ad un getto d’acqua corrente, scolpiti, due giovani amanti addormentati. Tutto intorno un muro di pietre luccicanti. Alberi secolari, tante rose e molti uccelli in un concerto in do, re, mi, fa, sol, in ocra, vermiglio, cobalto e mille altri. Attraversiamo alcune porte e in ogni stanza giochi d’acqua, un marinaio, una regina dei mari, un vecchio guerriero o forse è un bardo. Mi giro per chiedere alla bella dalle trecce d’oro ma lei non c’è più, è scomparsa. Mi sento perso. Un uomo grasso dai lunghi capelli neri e barba nera si avvicina. Ha in mano una grossa rete da pesca, i suoi occhi sono rossi, vorrei fuggire ma mi trovo in un labirinto fatto di enormi piante, grosse canne di bambù e acqua ovunque. L’acqua mi bagna le caviglie, delle bisce corrono lungo i miei piedi, il grassone minaccia di prendermi nella rete, l’acqua è ai polpacci. Una sfolgorante visione! La donna dai capelli d’oro, appare da dietro una porta e si tuffa in acqua, acqua che ormai è arrivata alla pancia, la bella mi passa sotto le gambe ha la coda di pesce, è una sirena! Perdo l’equilibrio e sono sott’acqua, bauli e timoni, monete e dobloni, alberi e vele, un vascello pirata, uno squalo mi afferra, son morto!

Ehi! oh! Vito!

Cosa? Chi è?

Sono io, Salvatore!

Salvatore! Che ci fai qui?

Come che ci faccio qui, siamo a Fallavecchia, io ci vivo qui.

Ma i pirati, lo squalo?

Ahahaha!!! Ma è la nostra nuova istallazione sull’acqua!

Ah ecco! allora c’entra l’acqua!

Ci facciamo grosse risate, faccio come se: “scherzavo!”, ma non stavo scherzando, a mia insaputa una goccia di sudore mi cade sulla lingua. Salata! Ho fame! Salvatore mi invita a cena insieme agli altri del gruppo. Li guardo uno per uno, sono gli stessi del sogno un po’ incubo e c’è anche lei, la bella dai capelli d’oro. La guardo parlare, si alza per uscire, m’incanta il suo modo di camminare. Mi alzo la seguo, esco. In sottofondo la Tarantella del Gargano. Ormai si è fatta sera, e noto che la radio della mia auto è ancora accesa da quando sono arrivato, è passato un pomeriggio e la musica va ancora. A mia insaputa la bella entra in macchina, metto in moto e a mia insaputa alzo il volume della radio.

Come devo fare per amare questa donna? di rose dovrò farle un bel giardino, tutto intorno intorno a lei la circonderò di mura di pietre preziose, e di oro fino, e in mezzo scaverò una buona fontana, dove farò scorrere l'acqua di sorgente, e sopra metterò un uccello a cantare, e cantava e si riposava, e "bella" diceva... Per voi sono diventato un uccello, per potermi addormentare al vostro fianco, madonna mia bella... E mi ha fatto innamorare di te il portamento ed il parlare, e se tu non fossi stata bella, non mi avresti fatto innamorare... sei arrabbiata che vuoi da me… e tua mamma lo sa, e vuole dirlo anche a te...

Torno a casa, il quartiere è strano, il cielo è strano, cento tipi di uccelli cinguettano. Sono felice di conoscere persone che aiutano a sognare. Felice di conoscere Salvatore Fiorini che è una di queste.